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Conciliazione e mediazione sono i due termini utilizzati in Italia, più per tacita convenzione che per espressa scelta normativa, per far riferimento alla diversa tipologia dei contesti all’interno dei quali può svolgersi il medesimo procedimento ADR caratterizzato dalla presenza di un terzo neutrale in posizione di facilitatore del processo di negoziazione fra le parti. Il termine “mediazione” viene utilizzato quando si fa riferimento a conflitti sorti in un contesto familiare, scolastico, sociale e penale in genere, mentre con il termine “conciliazione” si fa riferimento a controversie sorte nell’ambito del diritto civile, commerciale e del lavoro.

Volendo trovare una differenza sostanziale si deve sottolineare come la mediazione può rappresentare l’intero iter del procedimento, mentre la conciliazione è più propriamente il momento finale della mediazione, rectius il risultato.

La mediazione è finalizzata alla conciliazione.

Trattare la mediazione come un fenomeno unitario è estremamente difficile data la varietà degli ambiti in cui essa opera: è infatti necessario adeguare sempre il tipo di intervento ai caratteri propri del tipo di conflitto su cui si interviene e ciò è sicuramente causa di disomogeneità.

Di seguito verranno accennati alcuni dei tratti fondamentali che caratterizzano l’intervento mediativo nei vari contesti conflittuali. Quelli che seguiranno sono soltanto dei brevissimi cenni all'ambito di applicazione dell'istituto della mediazione.

La mediazione familiare
Nei conflitti che sorgono in ambito familiare, l’intervento del mediatore deve essere focalizzato, più che alla negoziazione di condizioni, alla gestione dell’emotività per cercare di attenuare la conflittualità con particolare attenzione agli aspetti psicologici coinvolti.

La mediazione sociale
In questo caso l’intervento è diretto a moderare i conflitti che sorgono nei contesti sociali che caratterizzano la normale vita di relazione degli individui. Sono un tipico esempio di questo tipo di situazioni le controversie fra condomini. In questi casi l’opera del mediatore deve essere diretta al contenimento del conflitto per evitare la degenerazione della lite che ponga fine ad ogni forma di comunicazione tra le parti generando, come conseguenza inevitabile, ulteriore conflittualità. La gestione della controversia è in genere diretta alla conservazione del rapporto.

La mediazione scolastica
In ambito scolastico la mediazione riguarda essenzialmente il problema della mancanza di comunicazione fra insegnanti ed alunni e l’inadeguatezza delle istituzioni ad affrontare i problemi dei giovani. Il compito del mediatore è in questo contesto soprattutto quello di aprire dei canali di comunicazione facendosi interprete di ciascuna delle parti per instaurare un nuovo dialogo, nonché quello di portare alla luce i conflitti latenti all’interno della comunità scolastica in cui più che due parti in conflitto si hanno vittime ed oppressori.

La mediazione interculturale
La mediazione interculturale si svolge solitamente in contesti ad alto tasso di immigrazione. Compito del mediatore è in questo caso quello di aprire un canale di comunicazione fra persone separate da lingua, cultura e religione e rendere più facile l’inserimento degli stranieri all’interno della comunità che li dovrebbe accogliere.

La mediazione penale
Il procedimento di mediazione penale ha trovato in Italia un suo particolare ambito di diffusione soprattutto nel contesto dei reati minorili. In questi casi il procedimento di mediazione ha l’obiettivo particolare di mettere in comunicazione la vittima con colui che ha commesso il reato e favorire il dialogo allo scopo di consentire all’offeso di dar voce al proprio vissuto negativo ed al reo di comprendere il significato della pena e la rilevanza dell’offesa arrecata. Tale opportunità mira a favorire, indipendentemente dalle conseguenze giuridiche che conseguono al processo penale, una riparazione delle conseguenze del reato a favore della vittima, in funzione restituiva per l'offeso ed educativa per l'autore del reato. Il mediatore deve farsi garante di un dialogo che deve svolgersi secondo modalità che garantiscano il reciproco rispetto delle parti, facendo particolare attenzione alle dinamiche psicologiche che si innescano sul rapporto vittima/reo.

Il mediatore è la persona o le persone fisiche che, individualmente o collegialmente, svolgono la mediazione rimanendo prive, in ogni caso, del potere di rendere giudizi o decisioni vincolanti per i destinatari del servizio medesimo. Il mediatore è un professionista con requisiti di terzieta’. L’organismo dove il mediatore presta la sua opera è vigilato dal Ministero della giustizia.

 

La mediazione può essere:

demandata, quando il giudice, cui le parti si siano già rivolte, invita le stesse a tentare la mediazione

obbligatoria, quando per poter procedere davanti al giudice, le parti debbono aver tentato senza successo la mediazione

 

Dal 21 marzo 2011 la mediazione è obbligatoria nei casi di una controversia in materia di:

 

diritti reali (distanze nelle costruzioni, usufrutto e servitù di passaggio ecc.)

divisione
successioni ereditarie
patti di famiglia
locazione
comodato
affitto di aziende

risarcimento danni da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità

contratti assicurativi, bancari e finanziari

L’obbligatorietà per le numerosissime controversie in materia di condominio e risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti è stata differita al 20 marzo 2012 per consentire un avvio graduale del meccanismo.

Procedimento:

La mediazione si introduce con una semplice domanda all’organismo, contenente l’indicazione dell’organismo investito, delle parti, dell’oggetto della pretesa e delle relative ragioni.

Le parti possono scegliere liberamente l’organismo. In caso di più domande, la mediazione si svolgerà davanti all’organismo presso cui è stata presentata e comunicata alla controparte la prima domanda.

Una volta avviata la mediazione, il mediatore organizza uno o più incontri mirati alla composizione amichevole della controversia

L’accordo raggiunto con la collaborazione del mediatore è omologato dal giudice e diventa esecutivo

Nel caso di mancato accordo il mediatore può fare una proposta di risoluzione della lite che le parti restano libere di accettare o meno

In caso di insuccesso della mediazione, nel successivo processo il giudice potrà verificare che la scelta dell’organismo non sia stata irragionevole, ad esempio per mancanza di qualsiasi collegamento tra la sede dell’organismo e i fatti della lite ovvero la residenza o il domicilio della controparte.

Durata della mediazione:

Il tentativo i mediazione civile ha una durata massima stabilita dalla legge di 4 mesi.

Ogni causa civile ha una pausa iniziale che va dalla notifica della citazione al convenuto alla prima udienza di 90 giorni ed è prassi consolidata che in sede di prima udienza almeno una delle parti chieda un ulteriore rinvio di 80 giorni

La mediazione civile consente di svolgere il tentativo di conciliazione in parallelo rispetto all’avvio della causa in Tribunale e quindi senza aggravio dei tempi della giustizia ordinaria.

L’accordo raggiunto con la collaborazione del mediatore è omologato dal giudice e diventa esecutivo.
Nel caso di mancato accordo il mediatore può fare una proposta di risoluzione della lite che le parti restano libere di accettare o meno.

 
 

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